Padre Esasperato si sfoga Violentemente contro la Polizia. Processato. Quale sentenza? Vediamo

Alla presenza degli assistenti sociali, un uomo separato doveva partecipare ad un incontro assistito con la figlia. Siccome con i primi non vi erano stati affatto buoni rapporti pregressi, era stata disposta altresi’ la presenza degli agenti di Polizia municipale.

Questi ultimi, sentendosi quantomeno non graditi dal padre, decidevano portarlo coattivamente in caserma a scopo identificativo, togliendo la possibilita’ di fatto all’uomo di  incontrare la propria figlia.

Probabilmente per questa ragione, egli li aggrediva e finiva sotto processo per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.

Condannato sia in primo che in secondo grado, vedeva la sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione.

La Suprema Corte,  con sentenza n.  18957/14, ha infatti statuito il principio secondo cui occorre sempre verificare per quale ragione e’ stato disposto l’accompagnamento forzato in caserma per l’identificazione. Se il soggetto non rifiuta di dare le proprie generalita’ oppure non sussistono sufficienti elementi per ritenere la falsita’ di esse, l’accompagnamento coattivo costituisce sopruso  di fronte a cui la reazione violenta, ex art. 4 Dlgt 288/44, non puo’ essere punita.

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